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I Bibliotecari dialogano

Luogo aperto di discussione

Questa sezione è dedicata alla libera partecipazione dei bibliotecari che vogliano discutere su argomenti legati alla professione, al mondo delle biblioteche e alla cultura in generale. 

E' possibile infatti, proporre argomenti su cui dialogare, scrivendo a: bibliotechepuglia@libero.it

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22/11/2016 17:32 commenti (0)

Le biblioteche nella letteratura

Le biblioteche nella letteratura - Bibliotecari in azione

 

Presentazione

È uno spazio che dedichiamo all’immagine, al significato, alla funzione delle biblioteche (e dei bibliotecari) così come emergono dalle pagine di opere letterarie diverse. La verità “tautologica” è che la letteratura si trova nelle biblioteche, ma noi qui intendiamo capovolgerla cercando, appunto, le biblioteche nella letteratura.

Si parte da un’idea realizzata dalla Biblioteca “Acclavio” di Taranto in occasione del Bibliopride 2013. In quella iniziativa bibliotecari, lettori, editori, librai hanno declamato pagine della letteratura, scelte da loro stessi, in cui appaiono riferimenti alle biblioteche, dalle quali si evince l’uso che ne viene fatto, il contesto in cui compaiono, la considerazione in cui le biblioteche sono tenute in luoghi e tempi diversi.

Nel programma della serata avevamo pure inserito alcune citazioni cinematografiche, scelte con l’unico criterio di “movimentare” la manifestazione, qui di seguito riportate:

La biblioteca nei film”, un’attenta compilation guidata dalla calda voce di Silvio Orlando: http://www.youtube.com/watch?v=fxm2S64mpwo

The library”, l’esilarante, inguardabile scenetta di Mister Bean: http://www.youtube.com/watch?v=RyDY0hiMZy8

Chi incontri in biblioteca”, un corto dei NIRKIOP (girato nell’Acclaviana) con situazioni paradossali, ma non troppo: http://www.youtube.com/watch?v=xvC5mSEJVI0 

Ma per l’aspetto cinematografico rimando alla apposita rubrica presente sul sito dell’AIB: http://www.aib.it/aib/clm/cine1.htm , ed anche a: http://www.ivid.it/blog/news/biblioteche-e-film-le-scene-piu-famose.html.

Tuttavia, per circoscrivere l’ambito di riferimento, sembra opportuno dover operare alcune restrizioni (con qualche eccezione): escludere la letteratura biblioteconomica (sarebbe troppo banale); cercare di evitare sia le biblioteche domestiche che le librerie (anche se sono spesso luoghi intriganti, e tali appaiono in letteratura). Le eccezioni potranno riferirsi soprattutto a testi di bibliofilia.

Naturalmente tutti i colleghi e gli 'amici' delle biblioteche (lettori, librai, editori) sono invitati a contribuire ad arricchire questa rubrica, inserendo il testo virgolettato dell’opera (con la citazione bibliografica), accompagnato, preferibilmente, da un inquadramento contestuale e una propria riflessione, nei commenti a fondo pagina.

Per una raccolta sistematica dei riferimenti esistenti in letteratura su biblioteche e bibliotecari, si rimanda alle pagine del sito AIB-WEB Librariana http://www.aib.it/aib/clm/clm.htm.

Claudio Fabrizio

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La prima citazione può a buon diritto essere quella, già presente in questo sito (v. il menù “Notizie e opinioni”) e che è ormai un classico, tratta da Marguerite Yourcenar Memorie di Adriano (Einaudi, Torino, 1988, pag. 121): “Fondare biblioteche, è come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”; l’imperatore Adriano, all’età di sessant’anni, ammalato (“così io comincio a scorgere il profilo della mia morte”, pag. 7), riconsidera la sua vita e il suo operato. Il riferimento alle biblioteche appare quando riflette sulle opere materiali da lui compiute: “Costruire, significa collaborare con la terra, imprimere il segno dell’uomo su un paesaggio che ne resterà modificato per sempre … Costruire un porto, significa fecondare la bellezza di un golfo.” (pagg. 120, 121). Più avanti, nel libro, nei “Taccuini di appunti” (pag. 285), Yourcenar scrive: “Uno dei modi migliori per far rivivere il pensiero di un uomo: ricostruire la sua biblioteca. Già da anni, senza saperlo, avevo lavorato a ripopolare gli scaffali di Tivoli (dove si trova la Villa Adriana). Non mi restava più che immaginate le mani gonfie d’un malato mentre svolge i rotoli manoscritti”.

La seconda, altrettanto classica, è di Jorge Luis Borges, contenuta in "La biblioteca di Babele", uno degli scritti dell’opera Finzioni (J.L. Borges Tutte le opere, I Meridiani, Mondadori, Milano, 1991, pag.688): “M’inganneranno, forse, la vecchiezza e il timore, ma sospetto che la specie umana – l’unica – stia per estinguersi, e che la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, incorruttibile, segreta. Aggiungo: infinita.”

L’Autore identifica la Biblioteca con l’Universo e ne da una dettagliata descrizione: “si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere”. Non mi permetto di azzardare alcun commento: è bene che ognuno si lasci incantare secondo le sue propensioni.

Due citazioni, quindi, dense di suggestioni ma anche di stimoli alla riflessione e all’azione. Bene, compiuti questi “atti dovuti”, e sicuramente “meritati” dagli autori, andiamo avanti e cerchiamo qualcosa di più particolare e meno prevedibile. Il primo spunto che propongo è il seguente:

Jòn Kalman Stefànsson (Reykjavík, 1963) Luce d’estate – ed è subito notte Iperborea, Milano, 2013, pp. 298

Contesto/antefatto: siamo in un villaggio della campagna islandese, di 400 anime; un maglificio ha cessato le attività e gli abitanti, in assemblea, si chiedono che fare della vecchia fabbrica:

pag. 217-218: “… il sole illuminava i locali vuoti della fabbrica e noialtri ci voltavamo di riflesso dall’altra parte se ci capitava di passarci davanti, perché non c’è quasi nulla di più triste di un edificio che un tempo brulicava di vita e di progetti e adesso è del tutto vuoto … Le dieci mani proposero di trasferirvi la sede del Centro civico, Kjartan voleva piazzare un tavolo da biliardo e uno da ping pong […], David fece notare che mancava una biblioteca degna di questo nome, non serviva a niente avere quella della scuola e quella pubblica sotto lo stesso tetto …

In un’altra pagina si legge:

pag. 211: “… e non ci accontentiamo più di leggere la stampa di due o anche tre giorni prima, il mondo cambia ogni giorno e il quotidiano di ieri non serve a niente, tanto vale andare in biblioteca e leggerne uno del XIX secolo”.

Commento: in questo villaggio si delinea un ruolo centrale della biblioteca nella vita quotidiana dei suoi abitanti, al pari, diciamo, di una salumeria; si avverte infatti l’esigenza di poter disporre di due sedi distinte: quella scolastica e quella pubblica. Non solo, come vediamo la biblioteca è ritenuta adatta anche per appagare interessi culturali più ampi come la lettura dei quotidiani del XIX secolo!

C. F. 

 

Segnalazione di Angelica Labianca del 10/11/16
 
Ora, cos'è importante nel problema dell'accessibilità agli scaffali? È che uno dei malintesi che dominano la nozione di biblioteca è che si vada in biblioteca per cercare un libro di cui si conosce il titolo. In verità accade sovente di andare in biblioteca perché si vuole un libro di cui si conosce il titolo, ma la principale funzione della biblioteca, almeno la funzione della biblioteca di casa mia e di qualsiasi amico che possiamo andare a visitare, è di scoprire dei libri di cui non si sospettava l'esistenza, e che tuttavia si scoprono essere di estrema importanza per noi. (Umberto Eco)

 

Segnalazione del 30/11/16

Murakami Haruki (Kyoto, Giappone, 1949), Nel segno della pecora Einaudi, Torino 2010

Siamo in Giappone, ai giorni nostri. La soluzione di un giallo sembra legata alla ricerca di notizie su una pecora bianca con una macchia color caffè, a forma di stella, sulla schiena; la pecora è ritratta in una misteriosa cartolina, consegnata all’uomo incaricato dell’indagine, e che per questa si avvarrà della collaborazione di una ragazza dotata di poteri sovrannaturali.

pag. 150:

Appena arrivati a Sapporo, ci infilammo subito in un caffè a bere qualcosa di caldo.

-Prima di tutto stabiliamo un piano di base – dissi. – Meglio dividerci i compiti: io cerco il paesaggio della foto, tu cerchi la pecora.

-Mi sembra un piano razionale.

-Se funziona. In ogni caso dovresti localizzare i maggiori allevamenti di ovini dello Hokkaido e controllare la razza delle pecore. Lo puoi fare in biblioteca o in municipio.

-Vado pazza per le biblioteche.

-Perfetto.

-Cominciamo subito?

Guardai l’orologio. Le tre e mezza.

-No, Ormai è tardi. Cominciamo domani. Oggi ci facciamo un bel giro, poi ceniamo, cerchiamo un albergo, facciamo il bagno, e subito a nanna.

pag. 162:

Purtroppo anche il terzo e il quarto giorno a Sapporo passarono senza nulla di fatto. … La sera cenando ci scambiavamo le nostre informazioni … Io mostrai la foto delle pecore a centinaia di persone, tanto che dovetti buttare via le mie vecchie scarpe da tennis e comprarne di nuove. Lei compilò una lista lunghissima degli allevatori basandosi sul materiale raccolto al municipio e in biblioteca. Risultati: zero.

Chissà quante delle nostre biblioteche sono attrezzate per fornire risposte a domande così specifiche: “i maggiori allevamenti di ovini” di una regione e le “razze delle pecore”; credo, però, che su un altro elemento ci riscatteremmo: sono sicuro infatti che, se fossero venuti in Puglia, molte delle principali biblioteche alle tre e mezza le avrebbero trovate ancora aperte.

C. F.

 

Segnalazione del prof. Alfonso Pozzi, lettore “amico” dell’Acclavio. 13 dicembre 2016

Miguel de Cervantes (1547 – 1616) Don Chisciotte della Mancia, Einaudi, Torino 1957, r. 1972

Ecco la prima eccezione circa la tipologia di biblioteca: qui ci occupiamo della biblioteca personale di Don Chisciotte; onoriamo in questo modo il quarto centenario della morte del suo autore

cap. I, “Che tratta del grado sociale e delle abitudini del famoso cavaliere don Chisciotte della Mancia”, pp.29, 30, 31:

Bisogna dunque sapere che il detto gentiluomo, nei momenti che stava senza far nulla (che erano i più dell’anno), si dedicava a leggere i libri di cavalleria con tanta passione, con tanto gusto,che quasi arrivò a trascurare l’esercizio della caccia, nonché l’amministrazione della sua proprietà; e arrivò a tanto quella sua folle mania che vendette diverse staia di terra da semina per comprare romanzi cavallereschi da leggere, e in tal modo se ne portò in casa quanti più riuscì a procurarsene … Insomma, tanto s’immerse nelle sue letture, che passava le nottate a leggere da un crepuscolo all’altro, e le giornate dalla prima all’ultima luce; e così, dal poco dormire e il molto leggere gli s’inaridì il cervello in maniera che perdette il giudizio … e gli si ficcò in testa a tal punto che tutta quella macchina d’immaginarie invenzioni che leggeva, fossero verità

cap. VI, “Dell’ampio e brillante esame che il curato e il barbiere fecero della biblioteca del nostro fantastico cavaliere”, pp.63 segg.:

[Il curato] ordinò al barbiere che gli passasse i libri a uno a uno, per vedere di che trattavano, perché poteva darsi che ce ne fossero di quelli che non meritavano il castigo del fuoco.

- No – disse la nipote -; non bisogna risparmiarne nessuno, perché son tutti responsabili del male; sarà meglio scaraventarli dalla finestra nel patio, farne una catasta e appiccarvi il fuoco …

La governante fu d’accordo: tanta era la voglia di dar la morte a quegli innocenti; ma il curato non accondiscese senza aver prima letto almeno i titoli.

[a conclusione dell’accurato esame, pag.72] – Tutti e tre questi libri – disse il curato – sono i migliori che in verso eroico si siano scritti in lingua castigliana, e possono rivaleggiare coi più famosi d’Italia; si conservino come le gemme più preziose che la Spagna abbia in fatto di poesia.

Il curato si stancò di guardare altri libri e quindi dispose che tutti quelli che restavano si bruciassero alla cieca

Questa citazione è la riprova di quanto è vero che a volte I libri ti cambiano la vita, come recita il titolo di un bellissimo libro di Romano Montroni (a cura di; sottotitolo: Cento scrittori raccontano cento capolavori, Longanesi, Milano 2012), come anche la lettura del Don Chisciotte può cambiarla.

C. F.

Segnalazione del 4/1/17

James Joyce (1882 – 1941) Ulisse, Newton Compton Editori srl, Roma 2012 - cap. 9 “Scilla e Cariddi”

La fondamentale opera di Joyce dedica uno spazio importante alla biblioteca. In più parti del romanzo (pag. 90 ecc.) torna alla mente di Leopold Bloom, uno dei protagonisti accanto alla moglie Molly e a Stephen Dedalus, l’impegno a “rinnovare il prestito di quel libro alla biblioteca di Capel street o scriveranno a Kearney, il mio garante”; o, ancora, quando Leopold pensa ai libri da prendere in prestito per assecondare i gusti di Molly.

Ma il tema assume un ruolo centrale nel cap. 9, detto “Scilla e Cariddi”, pag.199 segg. Qui la Biblioteca Nazionale di Dublino diviene luogo di discussione fra persone diverse: Stephen Dedalus, il giovane, irrequieto intellettuale, altro protagonista del romanzo, e alcuni anziani letterati irlandesi; la controversia, prendendo le mosse da Shakespeare, mette in luce fra i contendenti l’opposizione fra aristotelismo/scolasticismo (la roccia di Scilla), da un lato e platonismo/misticismo (il gorgo di Cariddi).

-Quello scolaro modello [Aristotele scolaro di Platone], disse Stephen, avrebbe considerato le meditazioni di Amleto sulla vita ultraterrena della propria anima principesca, un improbabile, insignificante monologo non drammatico, futile come quelli di Platone.

John Eglinton. accigliandosi, disse, in preda all’ira:

-Parola mia, mi fa ribollire il sangue sentire chiunque paragonare Aristotele a Platone. (pag. 201).

Intanto il “bibliotecario quacchero”, fra un’incombenza bibliotecaria e l’altra, svolge il ruolo di animatore e di partecipe discreto della conversazione.

La fronte benevola del bibliotecario quacchero s’accese di rosea speranza.

-Spero che Mr Dedalus riesca a completare la sua teoria al fine di illuminare il pubblico. E dovremmo citare un altro commentatore irlandese, Mr George Bernard Shaw. Né dovremmo dimenticarci di Mr Frank Harris. I suoi articoli su Shakespeare per la Saturday Review erano certamente brillanti …

Felicemente concluse e mantenne un volto mite tra di loro, uovo di alca, premio della loro contesa. (pag. 210).

Con una faccia insolente, arcigna come quella d’un decano, Buck Mulligan, gaio nel suo abito multicolore, si fece dunque avanti, incontro al saluto dei loro sorrisi …

-Stavi parlando del vertebrato gassoso, se non vado errato ? …

-Si, certo, disse il bibliotecario quacchero, una discussione molto istruttiva. Anche Mr Mulligan, ne sono certo, avrà la sua teoria sul dramma e su Shakespeare. Andrebbe rappresentato ogni lato della vita.

Sorrise su tutti i lati, equamente. (pp.211, 212).

Compare, intanto, un utente (Mr. Leopold Bloom) che desidera consultare alcuni periodici alla ricerca di inserzioni pubblicitarie, per ragioni legate al suo lavoro.

C. F.

Segnalazione del 27/1/17

Jacek Dukaj (Tarnòw, Polonia, 1974) - “La scuola” in La cattedrale, Voland, Roma 2012. pag. 179.

La scena si svolge in un futuro non troppo remoto, con ambientazioni interplanetarie e una strana scuola/prigione in cui ragazzini, raccolti dalla strada, vengono preparati, attraverso interventi di trasformazione nel corpo e nella psiche, per “spedizioni” misteriose, coperte da segretezza assoluta.

Un genetista sta svolgendo ricerche sui poteri paranormali (telecinesi ecc.)

Il tizio si chiamava De Door e non era neanche professore. Faceva dei lavoretti in nero in un istituto psichiatrico … si era interessato a un certo pirocineta che avevano in cura lì da un paio di mesi e al quale tutto continuava a prendere letteralmente fuoco sotto le dita. De Door si era reso conto di avere a che fare con un caso evidente di pirocinesi, la capacità cioè di accendere il fuoco esclusivamente con la forza del pensiero. La genialità di De Door sta però nel suo approccio al fenomeno. Cos’è che aveva fatto di preciso? Aveva prelevato al pirocineta un campione di tessuto – semplicemente gli aveva strappato dei capelli – dopodiché aveva effettuato a sue spese, in un laboratorio privato, un’analisi del suo genoma, col tabulato era corso in biblioteca, aveva preso in prestito un atlante del DNA umano e si era messo a fare il confronto.

In questo scenario di là da venire le biblioteche esistono ancora perché, evidentemente, hanno saputo stare al passo coi tempi, aggiornando il proprio patrimonio documentario in rapporto alle esigenze conoscitive, sempre in trasformazione (l’atlante del DNA, che in quel tempo sarà stato ultimato).

Una curiosità a margine: l’altro racconto, “La cattedrale”, che da il titolo alla raccolta, ha liberamente ispirato Tomasz BagiƄski per la realizzazione di un magico cortometraggio: https://www.youtube.com/watch?v=VbcLWGoP1I4 

C. F.

 

Segnalazione del 14/2/17

Aa. Vv. Delitti in biblioteca, Filema edizioni, Napoli 2008 

Ellery Queen “Enigma alla biblioteca del congresso”: o dei mille possibili interessi che ci spingono a frequentare una biblioteca.

Ellery fece l’inventario dei tipi che leggevano nelle sue vicinanze. Alla sinistra di Balcom stava una donna formosa con un vestito di seta color fragola … assorta nella lettura di resoconti industriali.

A destra di Balcom, un uomo grande e grosso leggeva un libro sui pappagallini verdi africani.

Dopo l’appassionato di uccelli, un sudamericano vestito con trascuratezza che sembrava il sosia di Fidel Castro prendeva appunti da una vecchia copia del National Geographics.

Vicino al “cubano” sedeva una signora magra e slanciata dai capelli bianchi sfumati color lavanda … intenta nella lettura dei verbali delle assemblee del Congresso.

Nei dintorni c’erano anche un giovane sacerdote dall’aria cupa, che sfogliava un trattato di demonologia, e un tipo distintissimo, coi capelli tagliati a spazzola e la cravatta macchiata d’uovo, che dormiva senza ritegno. Infine una signorina con gli occhiali e un segno di inchiostro blu su una narice che copiava coscienziosamente qualcosa da un volume sulla sicurezza navale, come se da ciò dipendesse la sua esistenza (pp. 18, 19);

ma anche, per esempio, un sofisticato sistema di comunicazioni finalizzato al traffico di droga!

-La pantomima della biblioteca serve solo per far individuare da Balcom il messaggero – precisò l’ispettore Santoria. –Il passaggio vero e proprio dell’informazione avviene in un incontro diverso.

-Ma Balcom è sorvegliato …

-Lavora per un’agenzia di viaggi …

-Supponiamo che la cosa funzioni così, Ellery – spiegò il capo dell’ufficio centrale –Dopo la visita alla biblioteca … il messaggero indicato da Norma Shuffing, per mezzo dei titoli dei libri, si presenta all’agenzia di viaggi come cliente. Balcom lo riconosce e gli passa la busta coi biglietti, autentica, solo che, oltre ai biglietti d’aereo o ferroviari, contiene anche l’informazione riguardante la spedizione della droga

L. G. Blochman “Il dramma dell’in-folio aldino”: protagonista è l’ispettore Mordant, bibliofilo raffinato al punto da riconoscere dai caratteri che l’in-folio che ha tra le mani (addirittura l’Hypnerotomachia Poliphili !) non è l’originale aldino ma una ristampa fatta da Garamond, almeno quarant’anni dopo.

Idem: “La morte si aggira in biblioteca”: una grande biblioteca, otto milioni di volumi, cento chilometri di scaffalature sviluppate su sei piani, tanti guardiani; Manning, il bibliotecario protagonista, sta componendo un comunicato stampa che annunziava una mostra che si sarebbe aperta la settimana seguente in biblioteca: “La storia del cane in America, come è narrata nelle stampe e nelle pubblicazioni contemporanee” (quanta affinità con tante nostre incombenze!);

una quiete austera viene stravolta da un pandemonio di omicidi, detective, poliziotti, inseguimenti, agguati, perquisizioni, interrogatori, colpi di scena, ma alla fine è Manning, il bibliotecario, a risolvere il caso!

Seguono altri due racconti nei quali, grazie all’arguzia e alla capacità deduttiva dei bibliotecari, anzi delle bibliotecarie, si svela l’intrigo.

Nel primo caso (Gerald Tomlinson “Libri in prestito”), attraverso la ricostruzione logica e cronologica di certi prestiti, di alcune regolarità e coincidenze, si constata come gli interessi di un certo lettore e certi furti che avvengono in città collidano; evidentemente le biblioteche possono servire anche ad affinare le competenze malavitose (!).

Nel secondo ed ultimo racconto (Cornell Woolrich “Un libro in prestito”), nel constatare che da un libro, da poco restituito, era stata stracciata una pagina, l’attenzione della bibliotecaria è stata attratta da alcuni strani segni lasciati sulla pagina immediatamente successiva, segni la cui minuziosa analisi ha condotto …

C.F.

 

Segnalazione di Eugenia Croce del 23/3/2017

Raccontare la biblioteca. La biblioteca (Acclavio) vista da chi la usa, Claudio Fabrizio (a cura di), Scorpione Editrice, Taranto 2015.

Il libro raccoglie le riflessioni che persone diverse, accomunate dall’essere frequentatrici di biblioteche, hanno svolto per testimoniare il loro rapporto con queste, e lo hanno fatto attraverso racconti di fantasia, esperienze di ricerche, immagini, contributi tecnico-professionali. Il libro è introdotto dal direttore uscente che, in questo modo, ha inteso dar conto del suo operato, tracciando quindi un segmento di storia dell’Acclaviana.

La scheda di segnalazione che utilizziamo è costituita dall’intervento tenuto dalla dott.ssa Eugenia Croce, una coautrice, in occasione della presentazione del libro.

Questo mio contributo non è una vera e propria rassegna. Le pagine che costituiscono il volume impongono infatti un'adeguata attenzione. Mi limiterò pertanto, in questa sede, a fornire una prima descrizione dell'opera per mezzo di alcuni appunti di lettura.

Appunti che ho deciso di scrivere in biblioteca, nella sala studio, frequentata di nuovo da utente e non da bibliotecaria. E sicuramente le sensazioni sono molto diverse. Infatti da subito, leggendo questo libro, mi sono resa conto che il raccontare il proprio rapporto con la biblioteca ha coinvolto tutti noi nella nostra totalità e, con una sorta di approccio olistico, siamo entrati, chi più chi meno, con tutti i nostri sensi.

E allora leggo che qualcuno nota, entrando in biblioteca, il silenzio che, a ben ascoltare è un silenzio ricco di più voci e finisce a riflettere sul senso dell’esistenza, sugli altri, su Dio, sul male, la bellezza, la solidarietà,. Quindi un silenzio che stimola la riflessione.

C’è chi parla del rumore dei pensieri, del rumore fatto dalle parole pensate, che sono più rumorose di quelle parlate. C’è qualcun altro che inizia il suo racconto parlando dell’odore dei libri … ecco, un altro senso, l’olfatto. Quando poi riemergono i ricordi del passato, allora il coinvolgimento, anche per il lettore, è totale: chi ricorda la sua tessera della BNC di Roma del 1983, chi ricorda l’insieme di circostanze che ha determinato la pubblicazione di un suo libro, su un poco conosciuto autore del ‘700, chi ci racconta l’imbarazzo, da giovane studentessa, dinanzi al catalogo quando cercava un testo ed era incerta sull’annotazione della collocazione.

Penso anche a una giovane studentessa alle prese con la tesi, che ci racconta le sue avventurose ricerche dell’anno di nascita di una diva del canto dei primi decenni del 18° secolo.

C’è poi chi ci confida di aver eletto come luogo deputato al corteggiamento proprio la biblioteca. Ecco, provate ad immaginare le emozioni, per questo autore, di varcare la soglia, entrare in sala lettura e trovare questa donna completamente immersa nei libri.

In effetti, durante quel giorno da utente mi sono soffermata a guardarmi intorno, non ci avevo mai pensato, ma chissà che storie possono raccontare tutte queste persone intorno a me. Che poi sono per lo più studenti universitari, uno, accanto a me, sbadiglia in continuazione ma scrive … Di fronte ho una ragazza che ripete a bassa voce l’argomento che porterà al prossimo esame. Però sono tutte persone che hanno deciso liberamente di utilizzare la biblioteca come il loro luogo di studio. E allora sono d’accordo con chi scrive che i giovani che frequentano le biblioteche, celebrano un rituale anarchico che sa di libertà: hanno bisogno di silenzio, raccoglimento e riflessione, hanno la certezza di avere lì, in quel luogo interlocutori all’altezza del proprio desiderio di conoscenza.

Ecco libertà. Questa parola l’ho trovata in molti dei contributi. D’altronde sappiamo bene che i libri sono in grado di far viaggiare il lettore, risvegliare emozioni e suggerire immagini; scorrendo le pagine di questo libro ci imbattiamo in vere e proprie narrazioni, e allora c’è qualcuno che riesce quasi a farci camminare tra le vecchie case dei pescatori, riusciamo a sentire l’odore del mare, la brezza leggera di maestrale.

Un autore ben sintetizza un concetto di Borges: andare in biblioteca non serve per assegnarsi un tempo e un luogo, ma esattamente il contrario, per uscire da ogni limite di spazio e tempo, per essere liberi.

Ed ecco perché, e cito testualmente le parole di un altro autore: “ogni piccolo paese o borgo e modesta comunità cittadina dovrebbe avere una biblioteca, luogo di ritrovo non solo di cultura, ma di associazione civica e civile per l’orientamento e la conduzione morale, etica e politica, nel senso aristotelico della parola”.

E’ In quest’ottica che è nata la biblioteca popolare di Monteiasi … Gli autori sicuramente mi perdoneranno se mi soffermo di più su un contributo in particolare, ma comprenderete tutti il perché.

Mi piace immaginare questo gruppo di ragazzi che, nel ‘74, in una scuola, parlano delle sperimentazioni di Eugenio Barba dell’Odin Teatret, e maturano l’idea di occuparsi e preoccuparsi, attivamente, della vita del loro paese. Spontaneamente, dunque, si forma questo gruppo, avendo sedi delle più improvvisate, ma con una grande aspirazione: la libertà. Da subito sono convinti che ci sia bisogno di qualche libro e compare il primo scaffale. Invitano Eugenio Barba che nel 1975 accetta di essere presente a Monteiasi,  mediante la pratica del teatro come “baratto culturale”, una performance teatrale in cambio del potenziamento della piccola raccolta iniziale con la donazione/baratto di un libro. Per farla breve, nasce la Biblioteca Popolare e in tanti  cominciano a venire da altri paesi per la consultazione, entra a far parte del Polo bibliotecario Jonico e avvia la catalogazione informatizzata. Nel 2012 la Biblioteca viene donata al Comune “il quale, per totale inadeguatezza, la fece collocare in un edificio scolastico dismesso, dove giace ancora in indisturbata agonia e con la pace di tutti”.

La biblioteca non solo è un servizio essenziale ma è soprattutto strategico: sono stata contenta di trovare in un contributo l’accenno al ruolo delle biblioteche che, dalla prima infanzia devono essere considerate la casa dei libri, dove si va a giocare con i libri, partecipare a letture animate. I bambini di oggi saranno i lettori di domani e soprattutto i cittadini di domani, lo sanno bene all’Acclavio Kids, dove quotidianamente, con poche risorse ma con tante idee il personale svolge un’intensa attività di promozione della lettura.

Alcuni autori poi hanno scelto di ripercorrere la storia e l’evoluzione delle biblioteche: interessante è la contrapposizione tra le biblioteche ellenistiche “luoghi chiusi, riservati al lavoro di pochi eruditi” e le biblioteche romane “spazi aperti a tutti, dotati di gallerie e sale conferenze per letture pubbliche, accoglievano, insomma, un’utenza eterogenea”.

Molti autori ricordano un periodico che ha scandito la vita cittadina per quasi un secolo: la “Voce del Popolo” la cui digitalizzazione consente la consultazione senza il rischio di danneggiarla; c’è anche chi ha raccontato di aver usato la biblioteca per spiegare vecchi aneddoti e modi di dire tarantini, potrete leggerli alla fine del libro.

In altre pagine viene ripercorsa la storia dell’Acclavio, utilizzando fonti archivistiche che ci segnalano, già all’inizio del secolo, problemi che sembrano molto attuali: mancanza di personale, carenza di fondi, spazi inadeguati. Viene ricordata anche la figura di Vito Forleo, il primo direttore ad avere un approccio biblioteconomico nei confronti dell’istituzione e a pensarla in chiave moderna.

Qualcuno parla delle biblioteche come “custodi della conoscenza” e, in uno scambio tra generazioni, fa dialogare un vecchio e un bambino, in questa nuova epoca di transizione della comunicazione: il passaggio dalla carta al digitale.

Molti degli autori si soffermano a riflettere sul futuro delle biblioteche, le contrappongono alla realtà tecnologica perché quel che custodiscono è tangibile, fruibile, essenza stessa del pensiero umano”. C’è chi ci fa riflettere sulla miriade di file in cui siamo sommersi, ricordi che possiamo perdere perché, in continuazione, cambiano i supporti sui quali sono impressi; c’è chi si chiede se Google possa sostituire biblioteche e bibliotecari. NO. Non è vero che si trova tutto attraverso Google. I motori di ricerca esplorano una parte superficiale della rete e i criteri di ricerca sono basati su algoritmi facilmente manipolabili.

C’è chi, parlando del suo rapporto con l’Acclavio la definisce la sua seconda casa e ce la racconta dal punto di vista del catalogatore che è ancora una delle attività principali del bibliotecario, in quanto gli consente di gestire il catalogo, che è lo specchio della biblioteca”.

Ecco allora la figura del bibliotecario:

che, almeno per la mia generazione , possiamo chiamare biblioprecario. Il problema principale dei giovani bibliotecari che, poi non è che siamo più tanto tanto giovani, è che, a fronte di una preparazione anche avanzata, per noi non c’è lavoro e se c’è è precario e poco retribuito e alle dipendenze di cooperative e società del settore.

Nonostante tutto, però, resta il fatto che noi amiamo il nostro lavoro, ci sentiamo a casa in ogni biblioteca che incontriamo, sappiamo lavorare in tempi strettissimi, abbiamo il fiato sul collo dei capiprogetto, e siamo soprattutto coscienti del fatto che abbiamo un grande privilegio prendendo in mano i libri della biblioteca: catalogandoli li rendiamo visibili, li facciamo conoscere, li facciamo rivivere.

Auguro a tutti una buona lettura.

Eugenia Croce

C.F.

 

Segnalazione del 4/5/17

 

Zoran Zivkovic (Belgrado 1948) Sei biblioteche, TEA, Milano 2011

 

Si tratta di una raccolta di racconti dedicati ciascuno a una tipologia, o probabilità, o fantasia, o incubo, di biblioteca.

 

La biblioteca di casa”, p.7: ci mostra un signore alquanto abitudinario, ma imperturbabile di fronte all’inconsueto, come l’improvviso apparire, nella propria cassetta postale, di un volume intitolato Letteratura mondiale, e poi un altro, e poi un altro, sempre con lo stesso titolo. 13 copie, poi 56, poi …, che lui comunque accetta senza scomporsi, ma deve poi affrontare il problema di come sistemarli in casa.

La biblioteca virtuale”, p.25: cominciamo a scoprire, con inquietudine, quanto la telematica stia rendendo sempre più pubblico il nostro privato (scritto nel 2001): ma qui il sito internet in cui su imbatte il protagonista, oltre a contenere immagini e notizie dettagliate sulla sua vita passata, ne delinea gli scenari possibili di quella futura …

La biblioteca notturna”, p.43: cosa succede di notte nelle nostre biblioteche? In questa si materializzano bibliotecari i cui cataloghi contengono solo i “libri delle vite”, di tutte le vite umane dall’inizio dell’umanità ad oggi, inclusa quella del malcapitato visitatore. L’avventura misteriosa sembra quindi risolversi in una strana allucinazione, quando una prova, semplice e inconfutabile, dimostra invece che qualcosa è accaduto davvero.

La biblioteca infernale”, p.67: e se davvero l’Inferno fosse una biblioteca? Dove, per la legge del contrappasso, come pena eterna (o “terapia”) per i dannati è stata introdotta “la lettura come obbligo generale”, dal momento che fra i “residenti, l’84,12 per cento aveva come caratteristica la mancata propensione alla lettura”? Potremmo far girare questa notizia (una vera fake news) per far aumentare il pubblico delle nostre biblioteche.

La biblioteca minima”, p.83: esiste una biblioteca più piccola di quella composta da un solo libro, il cui contenuto però è sempre diverso ogniqualvolta il volume viene chiuso e riaperto? Quante imprevedibili conseguenze può comportare un tale dono, specie per uno scrittore in crisi!

La biblioteca raffinata”, p.109: Una biblioteca raffinata è come un intestino. Bisogna stare molto attenti a cosa ci si mette dentro … Se in una biblioteca di questo genere dovesse capitare un libro che non c’entra, sarebbe come se aveste inghiottito qualcosa di non commestibile. Sareste presi dalla nausea e dal disgusto.

Il libro “intruso” viene quindi tolto e buttato via. Ma esso ricompare nello stesso posto; e lì continua a ricomparire anche dopo tutti i tentativi, anche i più drastici, di eliminazione. Fino a quando l’autore, dopo averci svelato che il libro si intitola, guarda un po’, “Sei biblioteche”, non trova la soluzione davvero efficace.

C.F.

Segnalazione del 9/6/17

 

Alberto Manguel (Buenos Aires 1948) Una storia della lettura, Feltrinelli, Milano 2009

 

Un vero scrigno, questo libro di Manguel, la cui ricca e vasta cultura ci provoca sensazioni di stupore ad ogni pagina. Ma in particolare vogliamo richiamare l’attenzione sul capitolo “Ordinatori dell’universo” (pag.163) che ci riguarda più da vicino. L’immagine delle biblioteche che emerge dalle storie, così amabilmente raccontate da questo “amante dei libri” (non “bibliofilo”, che mi fa pensare a un atteggiamento di attrazione compulsiva, “patologica” verso i libri), assume in aspetto eminentemente letterario.

Due sono i passaggi particolari che citiamo.

Per Aristotele, raccogliere libri era uno dei doveri dello studioso, necessario per “aiutare la memoria”. La Biblioteca di Alessandria, fondata dal suo discepolo, ne era semplicemente una versione più ampia: la memoria del mondo. …

Naturalmente, una quantità così imponente di libri richiedeva un sistema mediante il quale il lettore fosse in grado di rintracciare facilmente il volume che gli interessava. …

Il sistema scelto da Callimaco per Alessandria sembra fosse basato non tanto su un’ordinata elencazione dei libri posseduti dalla biblioteca, quanto su una preventiva organizzazione del mondo in generale. … Callimaco divise la biblioteca in parti o tavole (pìnakoi) assegnate a otto diverse classi o soggetti: teatro, oratoria, poesia lirica, legge. medicina, storia, filosofia e miscellanea. (Pagg. 165-67)

A volte l’alfabeto serviva da chiave per rintracciare i volumi. Nel X secolo, per esempio, Abdul Kassem Ismael, gran visir del regno di Persia, per non far confusione con la sua collezione di 117.000 volumi, quando se li portava in viaggio, li faceva caricare su una carovana di quattrocento cammelli che dovevano marciare in ordine alfabetico. (Pag.168). 

E’ bene comunque che i bibliotecari siano consapevoli del fatto che le categorie che il lettore dà a una lettura, e le categorie in cui si inquadra la lettura stessa – le categorie sociali e politiche, e quelle fisiche in cui si divide la biblioteca - si modificano continuamente in una maniera che appare nel corso degli anni più o meno arbitraria e più o meno fantasiosa. Ogni biblioteca è una biblioteca di preferenze, e ogni scelta implica un’esclusione. (Pag.172).

C.F.

 

 

09/06/2017 09:23 commenti (0)
18/05/2017 10:57 commenti (0)

Colazione da Tiffany, di Blake Edwards con Audrey Hepburn e George Peppard, 1961

22/11/2016 16:49 commenti (0)

Giovani ribelli, di John Krokidas con Daniel Radcliffe e Dane DeHaan, 2013

Giovani ribelli, di John Krokidas con Daniel Radcliffe e Dane DeHaan, 2013 - Bibliotecari in azione
22/11/2016 16:51 commenti (0)